April 25, 2010
il manifesto 24.4.2010
“A combattere contro i tedeschi a Porta San Paul did not go there because they told me the party, but because I decided I ", said Maria Teresa told Regard, partisan. The resistance that coincide in those days and culminates on April 25 is a story of freedom of conscience, even before the territory and institutions: after twenty years of believing and obeying fight, "Leave it to them," the best of ' Italy takes over its own destiny and becomes the protagonist of his story.
April 25 is a first assertion of distorted history, revised and rejected (and yesterday scarring of the President of the Province of Salerno: we just need to release the Americans. But partisans parte, che ne è di inglesi, francesi, polacchi, brasiliani, neozelandesi, nepalesi venuti a morire da noi? Davvero una festa di libertà deve servire a ribadire ancora una volta un obsoleto servilismo atlantico, oltre che l’ignoranza?).
Ma il 25 aprile è anche, forse oggi soprattutto, affermazione di una democrazia partecipata, quella democrazia che fu praticata nella Resistenza armata e non armata di centinaia di migliaia di italiani, che è sancita nei principi fondanti della nostra Costituzione. Questa Resistenza si incarna oggi nella resistenza contro progetto, spesso anche bipartitici, che da cittadini partecipi vogliono ritrasformarci in cittadini governabili; si manifesta nel rifiuto di un liberismo che vede il cittadino solo come individuo isolato e in competizione con tutti gli altri; si esprime nella opposizione alle pretese di restaurare forme di leaderismo carismatico delegato a decidere per tutti; e si materializza nella resistenza contro i rigurgiti discriminatori e razzisti, contro le pretese dei forti di azzerare i diritti di tutti gli altri.
Dicono questo i tantissimi ragazzi che scelgono di iscriversi all’ANPI (“partigiani ieri, antifascisti oggi” dicono le belle facce di ragazzi in un volantino distribuito nel mio quartiere), che chiedono di tenere aperte le scuole per fare del 25 aprile un giorno di riflessione e di conoscenza invece di una vacanza. Dice questo anche l’ ostinata vivacità di un’associazione come l’ARCI: evidentemente, di “radicato sul territori” non c’è solo la Lega. Sono forme di partecipazione sociale che vanno apparentemente controcorrente in un contesto di abbandono dei partiti e di astensionismo elettorale, e che ci fanno capire come che il disincanto non viene da assuefazione e passività ma dalla ricerca di forme di presenza e di rappresentazione politica che prendano il posto di quelle che sono state svuotate e abbandonate proprio da quelle forze politiche che, nate dall’esperienza partecipata dell’antifascismo, avrebbero dovuto coltivarle e invece hanno troppo spesso lavorato attivamente per smontarne la memoria e il senso.
In un’Italia dove sembra che il pluralismo politico si riassuma nelle baruffe interne alla destra, questo 25 aprile rinnovato significa che in tanto non ce la facciamo più a fare solo da spettatori. Come Teresa Regard quel giorno, non possiamo più aspettare che qualcuno ci dica dove dobbiamo andare, che cosa dobbiamo fare. Riprendiamoci la memoria, la democrazia, la partecipazione – e il 25 aprile durerà tutto l’anno.
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